jueves, 13 de agosto de 2009
Piccola storia di un incontro.
In una sorta di mondo dei balocchi per chi ama l’arte, diciamo che ci siamo inevitabilmente trovati. Mi ha incuriosito da subito il suo fare un po’ dinoccolato accompagnato da uno sguardo sereno e vitale. Abbiamo chiacchierato a lungo estraniandoci dal mondo circostante. A fine serata Claudio mi ha regalato un libro. Un bel libro. Erano i suoi lavori. Quel libro l’ho sfogliato una prima volta un po’ di fretta, mentre guidavo tra Milano e Padova, rincasando quella stessa sera. Le sue opere viste così, in macchina, appoggiate sul sedile dell'auto e con un occhio sulla strada, non mi parlavano. Lo ammetto. Erano lì immobili e, senza respirare, aspettavano che girassi pagina. A volte capita che l’interesse del gallerista finisca così. Ma questa volta è arrivato il tempo per guardare con calma e cercare di capire. Così la mia attenzione è stata catturata da un particolare: fotografia a pagina 37, “Mare di Carta”, installazione presso lo Spazio Tadini a Milano. Una piccola foto in bianco e nero che può cambiare tutto. Una foto che mi smascherava amaramente. Perché non avevo capito nulla del suo lavoro. Mi sentivo come quello che invece di guardare la Luna in cielo guarda il dito. E così non avevo dato il mio tempo alle opere e le opere lo avevano capito. E non avevano parlato. Proprio come quei mobili di Baj che per vivere devono trovare le orecchie dello spettatore. Ora però sento la voce. La voce di un menestrello moderno capace di incantare e sorprendere ogni spettatore con i suoi ricami e le sue vicende che si rincorrono su brandelli di carta risparmiati dal taglierino. Una voce sapiente che con disinvoltura e leggerezza ci guida in mondi ovattati, abitati da personaggi sottratti alla nostra fantasia e alla nostra infanzia, richiamati dal nostro passato per ammorbidire racconti difficili, che parlano di guerra e denaro, capitalismo e arrivismo, equilibri sociali precari e mostri del nostro tempo come terrorismo e mafia. Una voce ironica e tagliente che tra gioco e verità racconta il nostro tempo. Un racconto che mi auguro possa essere ascoltato a lungo qui a Milano tra le pareti di Anfiteatro'.
Mattia Munari, gallerista.
miércoles, 29 de julio de 2009
Nuovo Hangar di via Orobia 15 - Milano
sábado, 4 de julio de 2009
"Dove abita l'utopia"
Palazzo della Permanente
Via Filippo Turati, 34 - Milano
Arte come rappresentazione, come imitazione del reale?. O Arte come presentazione, veicolo e strumento di ampliamento della nostra percezione?.
Arte digitale, Sublime Tecnologico? O Arte come ricettacolo materico, palpitante, sensibile?
Linguaggi, materiali tradizionali o immaterialita', leggerezza impalpabile?.
Caduta di una societa' a modello antropocentrico?
Puo' l'Arte approdare a un dialogo piu' approfondito, piu' articolato, a una condivisione interattiva tra individuo-natura-tecnologia?
La IX edizione del Premio Libero Ferretti "dove abita l'utopia" si e' lasciata ispirare e travolgere da questi interrogativi e, naturalmente, non ha trovato soluzioni, ne' risposte; d'altra parte ricercare o dare risposte non rientra nei suoi obiettivi. Il suo obiettivo e' quello di proporre e di presentare giovani artisti che, di volta in volta, di edizione in edizione, entrino a far parte di quel fecondo laboratorio di idee che il Premio rappresenta.
Foto di Paolo Carlini
Miniprint Internacional Cadaqués. Espana
Mercedes Fort, curatrice della mostra di Miniprint Internacional
Incontri Imprevisti (ovvero, metti una sera d'estate).

Pascuale Siniscalco davanti alle opere di Claudio Onorato ed Enrico Baj
The (Un)Real City. Chicago
dal 15 maggio al 12 giugno 2009
1044 West Fulton Market Street
CHICAGO (IL) 60607 - USA

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